Gerard Deulofeu e i 995 giorni di calvario: la riabilitazione più dura della storia
Novecentonovantacinque giorni fa esatti. All’ora di pranzo l’Udinese vinceva in trasferta sul campo della Sampdoria con un gol decisivo di Ehizibue, propiziato da un’azione offensiva avviata brillantemente da Deulofeu e conclusa grazie a una deviazione maldestra e sfortunata di Winks che ha ingannato il portiere blucerchiato. Una partita apparentemente come tante altre in una stagione terminata tragicamente con la triste retrocessione della Sampdoria in serie B dopo anni di militanza nella massima categoria, ma una partita che è rimasta anche l’ultima disputata — finora — proprio per Gerard Deulofeu sul rettangolo verde.
L’ultimo match e il ginocchio che cede improvvisamente
Il talento catalano era al rientro programmato da un serio infortunio al legamento crociato anteriore, ha giocato solamente una manciata scarsa di minuti complessivi tra il 77′ e l’89’ minuto della gara. E poi più nulla, il buio totale. Dalle pagine autorevoli del Guardian britannico, oggi, il 31enne ex stella di Barcellona e Milan ricorda con amarezza quel momento drammatico: «Ogni singola azione che tentavo di fare — un semplice uno-due o qualcosa di simile — il ginocchio cedeva completamente sotto di me. Ho dovuto chiedere necessariamente la sostituzione immediata all’allenatore. Il crociato era completamente rotto di nuovo».
L’allenamento solitario in Friuli: “Posso farcela”
Adesso Deulofeu, pur essendo attualmente svincolato da qualsiasi contratto professionistico, si allena ancora regolarmente in Friuli presso le strutture dell’Udinese — lavora quotidianamente con Ángel Aceña, preparatore atletico specializzato dell’Udinese —, e spera sempre fermamente di riuscire a rientrare nel calcio giocato. Rimane molto fiducioso sul futuro nonostante i dolori lancinanti e le cure mediche intensive, comprese dolorose iniezioni mensili al ginocchio destro malconcio, continuino incessantemente.
Al quotidiano britannico che è andato appositamente a trovarlo in Italia spiega dettagliatamente che lavora ogni singola mattina prestissimo al BlueEnergy Stadium friulano: «So perfettamente che sto tentando qualcosa di davvero speciale e unico, forse è la riabilitazione più difficile e lunga della storia del calcio moderno. Se riesco a tornare in campo, saranno più di 1.000 giorni consecutivi lontano dalle partite ufficiali. Ma sono un tipo che si prende molta cura di sé stesso e credo fermamente di potercela fare. Se c’è una persona al mondo in grado di riuscirci, quella persona sono proprio io».
La rescissione con l’Udinese e la terribile infezione
Il rapporto contrattuale con l’Udinese però si è interrotto definitivamente e ufficialmente a gennaio scorso, quando ha logicamente dovuto rescindere consensualmente il contratto professionistico che lo legava al club bianconero. In quell’occasione difficile aveva spiegato pubblicamente cosa gli è davvero successo dal punto di vista medico. Cioè che dopo quella maledetta partita di Genova si è operato chirurgicamente e ha avuto delle gravissime complicazioni post intervento: «Un’infezione seria alla cartilagine del ginocchio. Quando si tratta della cartilagine è davvero dura da gestire, le ossa fanno costantemente male perché vanno ad impattare direttamente tra loro, si tratta di qualcosa che va ben oltre un normale infortunio sportivo. Una cosa quasi al di là della biologia umana».
Il trapianto di cellule: l’ultima speranza concreta
Quasi un anno esatto dopo quell’operazione iniziale si è sottoposto coraggiosamente a un delicato trapianto di cellule cartilaginee: da una porzione ridotta di cartilagine sana vengono trasferite chirurgicamente all’area danneggiata nella speranza concreta di riparare il «guasto» biologico. Un intervento sperimentale che non offriva garanzie assolute di successo («avevo una sola possibilità reale di riuscita») e, da allora, pochissima corsa effettuata fino a giugno quando ha ricominciato gradualmente.
Gli sport di squadra come il calcio richiedono una preparazione fisica eccellente e le tendenze sportive confermano come il pallone rimanga lo sport più seguito e praticato in Europa nonostante la concorrenza crescente di altre discipline emergenti.
Il lungo percorso verso il recupero completo
Ancora oggi Deulofeu spiega con lucidità la sua situazione clinica attuale: «Può capitare normalmente a una persona anziana di avere il ginocchio completamente distrutto dall’usura, e ora è successo prematuramente a me perché l’infezione batterica peggiorava sempre di più settimana dopo settimana. Il ginocchio non si fletteva correttamente come doveva fare, c’era moltissimo da recuperare progressivamente ed è stato tremendamente lento il processo».
Adesso finalmente dice di ritenere che la cartilagine sia guarita biologicamente al 90% circa, ma vuole assolutamente rinforzare ulteriormente il ginocchio destro per ridurre drasticamente il rischio concreto di ricadute traumatiche. Il sogno di tornare in campo alimenta quotidianamente la sua determinazione ferrea nonostante quasi mille giorni di assenza dai campi di calcio professionistici.
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