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Bayern Monaco PSG: la notte in cui Parigi ha fermato i bavaresi

Certe partite le senti ancora addosso il giorno dopo. E Bayern Monaco contro PSG, andata dei quarti di finale di Champions League, è stato esattamente quel tipo di serata.

Finisce uno a uno. Un risultato che sulla carta sembra equilibrato, quasi banale, ma che racchiude novanta minuti di tensione vera, di calcio europeo nel senso più pieno del termine.

Il PSG passa in vantaggio con Dembélé al 18esimo. Un gol che arriva dopo una combinazione rapida, il tipo di azione che Luis Enrique ha costruito con pazienza in questi anni, togliendo le stelle e mettendo al centro il movimento collettivo. Dembélé in queste settimane sta vivendo una stagione che nessuno avrebbe previsto, nemmeno i tifosi più ottimisti del Parco dei Principi.

Il Bayern però non è il Bayern se non reagisce. E infatti pareggia nella ripresa con Coman, di testa, su cross dalla destra. Ironia della sorte: Coman è cresciuto nel settore giovanile del PSG, ha lasciato Parigi da ragazzo, e adesso segna proprio contro la sua ex squadra in una notte che potrebbe valere una semifinale. Queste storie il calcio le costruisce con una precisione quasi crudele.

La partita in sé è stata intensa, spezzettata, con pochi spazi ma tanta qualità individuale quando serviva. Kompany ha schierato il Bayern in modo aggressivo, pressing alto, transizioni veloci, il solito copione. Però il PSG ha saputo resistere, ha gestito i momenti di difficoltà meglio di quanto ci si aspettasse, e alla fine il pari fuori casa ha un sapore diverso rispetto a un pari in casa.

Donnarumma ha fatto due interventi decisivi nel secondo tempo. Uno su Kane, che in quella circostanza sembrava destinato a segnare. L’altro su un tiro dalla distanza che stava finendo nell’angolo basso. Gigi si conferma il fattore X di questa squadra, quella certezza silenziosa che non fa notizia ma cambia le partite.

Kane, dal canto suo, ha lavorato tanto ma segnato poco. Zero gol in questa partita, qualche spunto interessante ma niente di concreto. Non è certo in crisi, però contro una difesa organizzata come quella parigina ha trovato pochi spazi reali. La sensazione è che al ritorno vorrà riscattarsi, e questo rende la partita di ritorno ancora più interessante da seguire.

Kvaratskhelia ha acceso la serata a intermittenza. Quando prende palla e punta l’uomo il pubblico si alza, succede sempre, è un riflesso condizionato. Però la continuità non c’è stata per tutti i novanta minuti, e Luis Enrique lo sa bene. Nelle grandi notti serve di più.

Il ritorno si gioca a Monaco, Allianz Arena piena, atmosfera da brividi garantita. Il Bayern ha bisogno di vincere, o comunque di segnare, e questo significa che aprirà spazi che il PSG potrebbe sfruttare in contropiede. È esattamente la situazione che i parigini sanno gestire meglio, quando c’è campo davanti e Dembélé o Kvara che possono correre.

Detto questo, il Bayern in casa è una bestia diversa. Kompany lo sa, il pubblico lo spinge, e Kane davanti ai propri tifosi trova quasi sempre la via del gol. Pronosticare chi passa è praticamente impossibile, almeno per me.

Quello che è certo è che queste semifinali di Champions stanno raccontando una stagione straordinaria per il calcio europeo. Storie di squadre che si reinventano, di giocatori che esplodono in momenti cruciali, di tecnici che costruiscono qualcosa di nuovo partendo da basi solide. Un po’ come succede anche in altri contesti, tipo quando Mamelodi Sundowns e Fluminense si sono incontrate in una sfida che mescolava mondi calcistici completamente diversi.

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