Imprese innovative in Italia: il report del Mise

L’economia del nostro Paese sta crescendo dopo un periodo negativo dovuto alla pandemia di Covid-19. Oltre a un PIL in deciso aumento, emerge un aspetto molto interessante e che ci dà grande fiducia, ovvero un incremento delle startup iscritte al registro delle imprese, ben 3,3% in più rispetto al 2020. Un risultato per un certo verso sorprendente e molto positivo per il nostro Paese. Il tasso di emigrazione dei giovani verso l’estero rimane da anni un problema senza ancora una soluzione. Molti non si sentono tutelati dal punto di vista lavorativo, non vogliono accettare buste paghe minime e preferiscono trasferirsi all’estero, dove sicuramente sotto l’aspetto lavorativo possono trovare maggiori fortune, almeno in determinati settori. Nonostante ciò, sempre più ragazzi decidono, al termine degli studi universitari, di aprire proprie startup, ovvero imprese emergenti regolarmente registrate e che mirano ad incrementare con il tempo la propria attività. Vediamo cosa riportano i dati nel dettaglio.

Il boom di nuove imprese innovative

Secondo quanto scritto dal report del terzo trimestre del 2021 del Ministero dello Sviluppo economico – risalente a Ottobre e realizzato insieme a Unioncamere e InfoCamere – e il Rapporto del Fondo di Garanzia, si sono registrate circa 500 iscrizioni in più di imprese innovative, per un totale di 14032. Numeri quindi in crescita, che non possono che far ben sperare in vista del futuro.

Entrando più nel dettaglio del report, il 75% di queste startup operano nel campo digitale. Alcune ormai “classiche” come le web agency o le software house, altre decisamente più settoriali e proiettate al futuro. Ciò dimostra come la tecnologia e l’informatica in generale siano diventare di primaria importanza nella società attuale e più in generale in ambito lavorativo. Quasi tutte le attività ormai richiedono Internet o strumenti digitali, quindi è da qui che si gettano le base solide per il futuro.

La restante percentuale è suddivisa per circa il 15% in startup in ambito manifatturiero e per il 4% in ambito commerciale. Questo dato fa emergere un altro aspetto importante, ovvero come il lavoro digitale viene attualmente considerato il più sicuro, anche visto il periodo di emergenza in cui ci troviamo. Durante i lockdown, le imprese operanti nel settore digitale non hanno avuto necessità di chiudere o limitare le proprie attività, anzi hanno aumentato notevolmente la propria produttività introducendo anche lo smart working per i dipendenti. Aspetto che, purtroppo, non può essere proposto per gli altri settori.

Un altro dato molto positivo è l’età delle startup, circa il 18% degli imprenditori al di sotto dei 35 anni, quindi giovanissimi, usciti dagli studi, che decidono di mettersi in proprio e provare ad avere successo con la propria passione. Ovviamente, bisogna sottolineare che ciò è incentivato anche dai prestiti agevolati che lo Stato mette a disposizione per la nascita di imprese innovative. Nello specifico, il Fondo ha autorizzato 11.788 operazioni di finanziamento per quasi due miliardi di euro, a favore di 6.074 startup.

Arriviamo ora ad un altro punto molto delicato, ovvero la distribuzione delle nuove imprese innovative sul territorio italiano. Molti potrebbero pensare in una netta maggioranza del nord rispetto al sud, anche visto le differenze economiche e amministrative. Il report, però, non afferma così. Al primo posto delle nuove 500 startup troviamo la Lombardia, con un netto 26%, seguita dal Lazio con 11% e dalla Campania con circa il 9%.

Come possiamo notare, dunque, la distribuzione è abbastanza omogenea in tutto il territorio, nonostante comunque una prevalenza nelle regioni del Nord, ma ciò fa ben sperare anche per il futuro, per mantenere i giovani nel nostro Paese e far crescere l’economia e il lavoro.

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